Come si guarisce dalla carcinosi peritoneale?

La carcinosi peritoneale è stata considerata, per un grande periodo, una malattia patologica che non poteva essere affrontata in modo chirurgico e che non rispondeva positivamente alla chemioterapia. Considerata la particolarità di questa malignità, fino a pochi anni fa, era ritenuto "impossibile" intervenire chirurgicamente e la prospettiva di recupero non realizzabile. La terapia viene ostacolata ulteriormente, a causa dell'impossibilità di alcuni farmaci di concentrarsi al livello peritoneale. Il peritoneo è uno dei più comuni punti di metastasi, dopo la cura terapeutica chirurgica per la rimozione di tumori addominali.

Oggi è possibile il trattamento terapeutico della Carcinosi Peritoneale attraverso la combinazione dell'intervento chirurgico e della chemioipertermia intraperitoneale.

Il decorso e la disponibilità dei vari metodi terapeutici all'avanguardia nel settore chirurgico e farmaceutico conferisce la possibilità di affrontare la carcinosi peritoneale in modo efficace. L' approccio terapeutico migliore possibile, abbina l'intervento chirurgico e la chemioipertermia intraperitoneale in uno schema terapeutico organizzato in due fasi: inizialmente, la rimozione chirurgica della malattia e subito dopo il "lavaggio" della cavità peritoneale con farmaci chemioterapici in alte concentrazioni con l'obiettivo di combattere le cellule tumorali libere in circolazione. L'intervento chirurgico e la chemioipertermia intraperitoneale costituiscono due fasi dello stesso schema terapeutico ben distinte ma ugualmente importanti, con dei risultati positivi. Per raggiungere il meglio dell'efficacia terapeutica, le due fasi devono susseguire l'una all'altra. In realtà, anche dopo un periodo di una settimana, la chemioipertermia intraperitoneale si rivela inefficace, perché le cellule libere tumorali vengono "intrappolate" in tempi brevissimi nei tessuti neoplastici e vengono assorbite, nascoste e generalmente protette.