Chemioterapia endoperitoneale

Appena rimosso chirurgicamente il tumore, i suoi residui, microscopicamente, vengono trattati nell'addome con chemioterapia intraperitoneale, di cui obiettivo principale è l'eliminazione di eventuali cellule tumorali libere residue. Si tratta di una chemioterapia specializzata che applica l'azione sinergica della sostanza farmaceutica e della chemioterapia che agisce selettivamente sull'area interessata. La chemioterapia intraperitoneale è stata particolarmente efficace, siccome riesce a superare la "barriera" che impedisce ai farmaci chemioterapici ad agire nel migliore dei modi quando essi vengono somministrati attraverso la via venosa. Questa tecnica riesce ad associare dei risultati multipli, i quali sono dovuti sia all'alta temperatura, sia alla posizione anatomica dell'intervento.

La temperatura alta conferisce delle proprietà capaci a combattere contro il tumore, a facilitare la penetrazione di alcuni farmaci all'interno delle cellule e contemporaneamente a potenziare la sua azione al loro interno. La posizione anatomica dell'intervento (intraperitoneale) consente l'esposizione della malattia ai farmaci antineoplastici in dosaggi alti, diminuendo al minimo i loro effetti indesiderati. Il dosaggio può essere maggiore di centinaia (avvolte anche migliaia) di volte da quello utilizzato da somministrazione endovenosa, perché a causa della barriera del peritoneo non viene assorbito dalla circolazione sistemica.

Gli effetti dell'ipertermia all'azione antineoplastica dei farmaci.

L'efficacia della chemioterapia è stata già dimostrata al trattamento del mesotelioma e del pseudomixoma peritoneale (neoplasie rare), ma anche degli studi dimostrano la sua efficacia sul trattamento terapeutico del cancro del intestino crasso, dello stomaco e delle ovaie. Già si effettuano degli ulteriori studi che aiuteranno, con le loro conclusioni, alla previsione ma anche al decorso delle malattie summenzionate.